Perché l'aliquota del 12,5% fa la differenza: la guida al confronto
Quando si confrontano strumenti a basso rischio per la gestione della liquidità, valutare soltanto il tasso lordo nominale è una delle insidie più diffuse. In Italia il divario fiscale tra titoli di Stato e depositi bancari crea una differenza sostanziale di guadagno netto.
I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) beneficiano della tassazione agevolata al 12,50% riservata ai titoli emessi dallo Stato italiano e dai Paesi inclusi nella cosiddetta White List. Al contrario, i conti deposito vincolati o liberi sono soggetti all'aliquota ordinaria del 26,00% prevista per le rendite finanziarie generali.
L'effetto del prezzo di carico e dello scarto di emissione
A differenza di un conto deposito in cui il capitale iniziale rimborsato corrisponde esattamente alla cifra versata, un BTP può essere acquistato sul mercato MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni) a un prezzo inferiore a 100 (sotto la pari) o superiore a 100 (sopra la pari).
Se acquisti un BTP a 98,00, a scadenza il Tesoro rimborserà 100 per ciascun titolo: questo differenziale di 2,00 punti genera un capital gain (o scarto di emissione), anch'esso tassato con l'aliquota agevolata del 12,50%, accrescendo sensibilmente il rendimento netto complessivo a scadenza.
Liquidità, volatilità e garanzie a confronto
Il conto deposito garantisce stabilità del capitale fino a 100.000 € per depositante tramite il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). In caso di svincolo anticipato, nella maggior parte dei contratti si rinuncia unicamente agli interessi maturati senza intaccare il capitale.
Il BTP è invece garantito direttamente dallo Stato italiano. Può essere venduto in qualsiasi momento durante l'orario di contrattazione di Borsa; tuttavia, vendendo prima della scadenza naturale ci si espone all'oscillazione del prezzo di mercato guidata dalle variazioni dei tassi di interesse della BCE.